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Montecatini di Mori- Alumetal Un naufragio nel cemento

Montecatini di Mori- Alumetal

Rovereto (TN)
  • ANNO DI COSTRUZIONE: 1929
  • TIPOLOGIA: Fabbrica
  • STATO DI CONSERVAZIONE: Abbandonato

La storia di questa fabbrica inizia nel 1925, quando l’industria milanese Montecatini  annunciò la volontà di costruire uno stabilimento sulla sponda destra dell’Adige, all’altezza di Mori.  Lo stabilimento vero e proprio, ultimato nel 1929, fu costruito dalla partner commerciale tedesca Vaw (Vereignte Aluminium Werke). Insieme le due costituivano la Sida. Fu deciso di insediarloin quella posizione per una motivazione oggettiva – il notevole aumento della pendenza dell’alveo del fiume Adige in corrispondenza di Mori consente il proficuo utilizzo della sua portata attraverso impianti idroelettrici a bassa caduta -, e si appoggiava sull’allora forte richiamo politico dell’italianizzazione delle ”terre redente”.

La Montecatini ebbe esiti determinanti per la radicale trasformazione dell’apparato economico trentino, fino ad allora basato solo sull’agricoltura, e quindi anche del suo tessuto sociale. Introducendo una lenta sostituzione della professione contadina con il lavoro dipendente, favorì l’affermarsi di nuovi comportamenti e valori urbani dovuti all’industrializzazione.

Non era però tutto oro (o alluminio, in questo caso) quello che luccica, la Montecatini. Niente affatto.

Innanzitutto le condizioni dei lavoratori. Erano dure. Anzi: durissime. Fatte di levatacce, di freddo della mattina e di caldo infernale nelle sale dei forni. Fatte di schiene spezzate dall’uso di una pesante barra di ferro che serviva per infrangere la crosta del metallo. Fatte di polmoni rovinati dalle esalazioni dell’alluminio. E fatte anche di lotte tra chi quella fabbrica vedeva come la fonte di sostentamento per la vita sua e della propria famiglia e chi invece la giudicava un male inquinante.

Ricordiamo infatti le macchie blu. Simbolo di un’autentica sventura, sinistre macchie azzurrognole si propagarono prima sulle piante poi alle bestie, e infine all’uomo. Comparvero sul corpo delle persone e dei bambini che abitavano nei pressi dello stabilimento. Inquietanti tracce maligne che spinsero la popolazione a mobilitarsi contro la fabbrica, facendone sospendere la produzione a più riprese, fino alla sua definitiva chiusura nel 1983.

Fonte: https://goo.gl/a5tAFp

 

Elena Zini

ricercatrice

fotografa per passione, amo i dettagli, i particolari, i posti abbandonati, tralasciati, snobbati, ignorati che raccontano ancora una storia.